Game Boy: storia di un mito/2

Prosegue il nostro viaggio nella storia del Game Boy. Ieri vi avevo lasciato al 2001 con il Game Boy Advance.

Come vi avevo accennato, il Game Boy Advance rappresenta una vera innovazione nel mondo del Game Boy. Processore ARM, 32-bit, display a 32768 colori. Una salto di qualità notevole per quanto riguarda la grafica. Inoltre è dotato anche del tradizionale processore Z80 ad 8-bit, così da poter utilizzare anche le vecchie cartucce.


Nel 2003 viene lanciato il Game Boy Advance SP (SP sta per Special Project). E’ il primo Game Boy richiudibile, quindi meno ingombrante, con schermo retroilluminato ed è dotato di batterie ricaricabili al litio (finalmente finisce la saga delle batterie da sostituire). Inoltre, grazie all’Adattore Wireless, è possibile giocare fino a distanze di 3 metri con gli altri giocatori, evitando le scene tragicomiche che si verificavano ai tempi del Game Boy Color quando i dispositivi “si perdevano di vista”.

Siamo arrivati al 2005, anno di lancio dell’ultimo modello della serie Game Boy: il Game Boy Micro. Scocca in metallo con frontalini intercambiabili, schermo di alta qualità, design ricercato, ripropone una consolle non richiudibile con comandi disposti ai lati come nel Game Boy Advance. Di dimensioni molto piccole (50 x 101 x 17.2 mm), non presenta retrocompatibilità con i giochi per Game Boy e Game Boy Color.

Mi viene da sorridere quando vedo sigore cinquantenni che giocano col Nintendo DS in metropolitana mentre si recano al lavoro. Le stesse donne che anni addietro hanno maledetto la Nintendo per aver creato “quell’aggeggio” che calamitava l’attenzione dei figli. Una di loro si è giustificata dicendo “E’ il DS, non il Game Boy”. Come darle torto? Malgrado nell’immaginario collettivo il DS rappresenti l’ultimo nato della famosa serie (e da un punto di vista tecnico lo è), la Nintendo stessa ha dichiarato che non è il successore del Game Boy Advance, ma lo affianca.

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Marianna Lorenzo

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