Game Boy: storia di un mito/1

Il Game Boy: delizia dei bambini e croce delle mamme. Quanti di noi non hanno avuto una ramanzina per le troppe ore passate a giocarci? E quanti se lo son visto sottratto una settimana per punizione?

Oggi ripercorreremo la storia della consolle di gioco portatile più famosa al mondo, dal primissimo modello all’ultimo.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1989, anno di lancio della prima consolle portatile Nintendo a cartucce intercambiabili. Era il primo Game Boy, quello enorme, bianco o grigio, con il display ancora monocromatico. Funzionava con un processore Sharp Z80 ad 8-bit ed era alimentato da 4 batterie AA, che consumava in quantità industriali. Wikipedia dichiara che erano sufficienti per 35 ore di gioco, ma io ricordo che non superavano le 25 ore. I giochi più diffusi erano il Tetris, Super Mario e i Pokémon (per chi odiasse il mostriciattolo giallo, ora sapete contro chi prendervela).


Nel 1995 assistiamo al primo restyling con il Game Boy Play It Loud!, che ha introdotto diverse colorazioni per la scocca. Per il resto è del tutto identico al primo Game Boy e non ha avuto un grande successo di mercato.

Per assistere ad una riedizione seria bisogna aspettare il 1996, quando viene lanciato sul mercato il Game Boy Pocket. Finalmente lo hanno reso tascabile! Il display è a toni di grigio, molto più nitido di quello della prima versione. Unica pecca le batterie: funzionando con 2 ministilo, non dura più di una decina di ore. In Giappone è stato commercializzato anche il Game Boy Light, identico al Game Boy Pocket, ma con schermo retroilluminato e alimentato da 2 batterie AA.

E’ il 1998. Il Game Boy si arricchisce di nuove caratteristiche: uno schermo a colori TFT e porta di comunicazione agli infrarossi. E’ il Game Boy Color. Malgrado questo modello sembri un’innovazione, in realtà conserva il processore Z80 ed è stato customizzato per avere velocità e RAM raddoppiate.

Per vedere qualcosa di veramente nuovo bisogna aspettare il 2001, quando viene prodotto il Game Boy Advance
Per oggi il nostro viaggio termina qui. A domani con la seconda parte della storia!

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Marianna Lorenzo

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