RFID-tag: la strana etichetta

Avete presente quelle strane etichette quadrate nascoste nelle copertine dei libri in biblioteca? O quella specie di barretta sui CD nel negozio di musica? Vi hanno detto che erano una sorta di antitaccheggio. In realtà sono molto di più.

Si chiamano RFID, sono una sorta di etichetta contenente il codice di quel singolo oggetto. Quando pagate non vengono smagnetizzate, bensì viene comunicato al computer centrale che quell’articolo è stato venduto e il sistema di allarme non suonerà quando uscirete dal negozio.

Vediamo i dettagli di questa nuova tecnologia che sta trovando applicazioni in diversi campi..


RFID è un acronimo. Sta per Radio Frequency Identification, ovvero identificazione a radiofrequenza. Con questo termine si indicano quelle tecnologie che consentono il riconoscimento a distanza di oggetti, animali e persone sfruttando le onde radio.

Il sistema RFID è costituito da un trasponder (o tag) e un reader. Il tag è l’etichetta che si applica all’oggetto e contiene un microchip sul quale è possibile memorizzare informazioni che lo identificano in modo univoco. Il tag contiene anche un’antenna mediante la quale riceve e trasmette i segnali radio da e verso il reader RFID, che trasduce le onde radio del tag in un segnale digitale che può essere elaborato da un computer. Affinchè il tag e il reader comunichino tra loro devono essere sintonizzati alla stessa frequenza.

Negli RFID possono essere usate frequenze che vanno dai 125 kHz ad oltre 2,45 GHz. Con frequenze alte aumenta la distanza di lettura e la velocità di trasmissione dei dati.

I tag RFID possono essere passivi, semiattivi o attivi. I tag passivi traggono la loro fonte di alimentazione dalle onde radio inviate dal reader, che nel mandare il segnale di interrogazione genera una corrente indotta nell’antenna. Un tag semiattivo ha una fonte di alimentazione interna che serve però ad alimentare componenti aggiuntive, come sensori di movimento o di temperatura. I tag attivi sono alimenti da una batteria e dunque possono fornire un segnale più potente.

Esistono etichette “read only” (sola lettura), “write once & read many” o WORM (una scrittura, tante letture), “read & write” (lettura e scrittura).

Per l’RFID esistono degli standard di architettura e protocollo di scambio dati e degli standard di conformità per le emissioni in radiofrequenza. Non esiste tuttavia uno standard per le frequenze Rfid. Ciò accade perchè le norme per le concessioni delle frequenze radio variano a seconda del paese. Il problema non è così grave per gli RFID a basse frequenze, che sono utilizzati per applicazioni locali, ma per quelli ad UHF l’assenza di uno standard globale è penalizzante.

Vai a |Fonte

Marianna Lorenzo

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...